Quando si parla di console portatili, la mente corre subito al Game Boy di Nintendo o Game Gear. Eppure, nel 1989, un’altra macchina aveva tutte le carte in regola per dominare il mercato: l’Atari Lynx, la prima console portatile al mondo con schermo LCD a colori retroilluminato.

Una meraviglia tecnologica arrivata troppo presto, o forse gestita troppo male, che oggi è diventata un oggetto di culto per collezionisti e appassionati di retrogaming.

Le origini di Atari Lynx: il progetto Handy di Epyx

La storia del Lynx non inizia negli uffici Atari, ma in quelli di Epyx, software house californiana celebre per titoli come Summer Games e California Games. Nel 1986 due leggende dell’industria, R.J. Mical e Dave Needle, già padri dell’Amiga, iniziarono a lavorare a una console portatile con nome in codice “Handy”. L’idea, secondo la leggenda, nacque da una richiesta di David Morse, il cui figlio desiderava un dispositivo per giocare durante i lunghi viaggi in auto.

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Il progetto era ambizioso: schermo a colori, hardware capace di scaling e distorsione degli sprite (una sorta di “Mode 7” ante litteram), audio a quattro canali e persino il supporto al multiplayer fino a più giocatori tramite cavo ComLynx. Epyx, però, attraversava gravi difficoltà finanziarie e non aveva le risorse per produrre e distribuire la console da sola. Dopo trattative con Nintendo e Sega andate a vuoto, nel 1989 l’accordo fu siglato con Atari Corporation: Epyx avrebbe fornito la tecnologia, Atari si sarebbe occupata di produzione e marketing.

Il lancio del 1989: la sfida al Game Boy

L’Atari Lynx debuttò negli Stati Uniti nel settembre 1989, a pochi mesi di distanza dal Game Boy, con un prezzo di 179,99 dollari contro gli 89,99 della console Nintendo. Sulla carta non c’era confronto: il Lynx offriva uno schermo a colori retroilluminato da 3,5 pollici con risoluzione 160×102 pixel e 4096 colori disponibili, contro il piccolo display monocromatico e senza retroilluminazione del rivale. La CPU era un derivato del MOS 6502 affiancato da due chip custom, Mikey e Suzy, responsabili di grafica e audio.

Il Lynx introduceva anche soluzioni geniali rimaste uniche per anni: la possibilità di giocare per mancinisemplicemente capovolgendo la console (con rotazione dello schermo via software) e il già citato ComLynx per il multiplayer in locale.

Eppure, i problemi non tardarono ad arrivare. Le dimensioni generose, il peso e soprattutto la fame di batterie con sei stilo che duravano appena 4-5 ore, giocavano a sfavore. Il Game Boy, con la sua autonomia di oltre 30 ore, il prezzo aggressivo e un certo Tetris in bundle, conquistò il pubblico di massa. A peggiorare le cose, una carenza di componenti limitò la disponibilità del Lynx proprio nel cruciale Natale 1989.

Lynx II: il tentativo di rilancio

Nel 1991 Atari corse ai ripari con il Lynx II: design più compatto ed ergonomico, migliore autonomia, uscita per le cuffie stereo e un prezzo ridotto a 99 dollari. Fu anche l’anno in cui la concorrenza si fece spietata: Sega lanciò il Game Gear, anch’esso a colori, forte del traino del brand Sonic e di una libreria derivata dal Master System.

Il Lynx II era una buona console, ma il vero tallone d’Achille rimase sempre lo stesso: il software. Atari non riuscì mai a garantire un flusso costante di titoli di richiamo, né a ottenere il supporto delle grandi third party giapponesi. La libreria finale si fermò a circa 70-80 giochi ufficiali, tra cui però spiccano autentiche gemme: California Games, Blue Lightning, Todd’s Adventures in Slime World, Chip’s Challenge, l’eccellente conversione di Klax e soprattutto Shadow of the Beast, una dimostrazione muscolare delle capacità hardware.

Atari Lynx - la mente nostalgica

Il declino e l’eredità

All’inizio degli anni ’90 Atari Corporation spostò tutte le risorse sul progetto Jaguar, la console “a 64 bit” che avrebbe dovuto riportare l’azienda ai fasti di un tempo. Il Lynx fu progressivamente abbandonato: le stime parlano di circa due-tre milioni di unità vendute in totale, contro gli oltre 118 milioni di Game Boy e Game Boy Color. Nel 1995 la produzione cessò definitivamente, e con il fallimento commerciale del Jaguar anche l’avventura di Atari nel mercato hardware giunse al capolinea nel 1996.

Eppure, la storia del Lynx non finisce qui. La console ha sviluppato negli anni una community incredibilmente attiva: sviluppatori homebrew continuano ancora oggi a pubblicare nuovi giochi su cartuccia, mentre editori specializzati come Songbird Productions hanno tenuto vivo il catalogo per decenni. Nel mondo del collezionismo, un Lynx in buone condizioni, magari con la scatola originale, è un pezzo ambito, e alcuni titoli rari raggiungono quotazioni importanti. Su Vinted forse si può fare ancora qualche affare, oppure perchè no in qualche mercatino vintage

Perché il Lynx merita di essere ricordato

Con il senno di poi, l’Atari Lynx è il classico esempio di tecnologia superiore sconfitta dal mercato. Aveva anni di vantaggio sulla concorrenza in termini di pura potenza: colori, retroilluminazione, effetti grafici hardware che il Game Boy poteva solo sognare. Ma la storia dei videogiochi insegna che non vince quasi mai la macchina più potente: vincono i giochi, l’autonomia, il prezzo e il marketing.

Il Lynx resta comunque una pietra miliare: ha dimostrato che il gaming portatile a colori era possibile già nel 1989, ha anticipato soluzioni ergonomiche e di design diventate standard solo molto più tardi, e ha regalato ai suoi (pochi) possessori esperienze indimenticabili. Per chi ama il retrogaming, riscoprirlo oggi, magari via emulazione su un handheld moderno, è un piccolo viaggio in un futuro alternativo, quello in cui a vincere la guerra delle portatili era stata Atari.