Cinque anni prima che l’iPhone lo rendesse famoso, un telefono grande quanto una saponetta faceva esattamente la stessa cosa. Niente tasti. Niente pennino. Solo dita che scorrevano su uno schermo. Il Neonode

Lo aveva inventato una piccola azienda svedese che oggi quasi nessuno ricorda. Prometteva di riscrivere le regole del telefono… e per un momento sembrava potesse davvero farlo.

Questa è la storia della Neonode: l’azienda che aveva ragione con anni di anticipo. E che, proprio per questo, ha perso tutto.

Due Amici, un’idea: il Neonode N1

Siamo nel 2001, in Svezia. Due amici d’infanzia, Magnus Goertz e Thomas Eriksson, fondano la Neonode con un’idea che all’epoca suona quasi eretica: un telefono completamente senza tastiera. Niente tasti fisici, niente pennino da PDA. Solo uno schermo che risponde al tocco delle dita, in un’epoca in cui il touch sui cellulari praticamente non esisteva (solo i PDA)

Neonode Cebit

Nel marzo 2002 portano il prototipo al CeBIT, la grande fiera tech tedesca. È un boato. La stampa impazzisce, e nel giro di poche settimane arrivano circa 20.000 preordini per un telefono che, di fatto, ancora non esiste in commercio.

Per una startup di una trentina di persone, chiusa in un ufficio nel centro di Stoccolma, con la produzione affidata a una fabbrica in Malesia, è il sogno che diventa realtà. Sembra l’inizio di una favola.

Ma tra il prototipo che stupisce a una fiera e un prodotto che la gente compra davvero… c’è di mezzo un abisso.

Come funzionava: la magia dei raggi di luce

I Neonode non usavano un touchscreen come lo intendiamo oggi. Usavano una tecnologia chiamata zForce  da “zero force”, forza zero. In pratica: una griglia invisibile di raggi di luce a infrarossi tesa sopra la superficie dello schermo. Quando appoggiavi il dito, interrompevi alcuni di quei raggi, e il telefono calcolava esattamente dove stavi toccando.

Ma la vera rivoluzione era l’interfaccia, che la Neonode chiamava Neno. Tutto si comandava con swipe e tap, scorrimenti e tocchi. E l’idea era coerentissima: lo schermo era diviso in zone funzionali invisibili.

  • La fascia in alto serviva a cambiare vista, scorrendo tra le schermate.
  • La zona centrale era per navigare su, giù, destra e sinistra.
  • La fascia in basso era conferma o annulla: scorri a destra per dire “ok”, a sinistra per tornare indietro.
  • E per chiudere del tutto un’applicazione? Uno swipe diagonale, dall’angolo in alto a destra verso il basso a sinistra.

Persino telefonare era diverso. Nessun tasto verde e rosso: scorri a destra per rispondere, a sinistra per riattaccare. E quando parlavi, appoggiavi all’orecchio il retro del telefono, non lo schermo

I dispositivi Neonode

La Neonode ha prodotto essenzialmente tre modelli. Vediamoli uno per uno, perché ognuno racconta un pezzo della storia.

Neonode N1 (in vendita dal 2004)

Il capostipite. Presentato come prototipo nel 2002, arriva sul mercato in quantità limitate a fine 2004.

  • Sistema operativo: Microsoft Windows CE.NET custom
  • Schermo: 2,2 pollici, 176 × 220 pixel
  • RAM: 16 MB
  • Fotocamera: 0,3 megapixel (sì, VGA), video a 144p
  • Batteria: 1100 mAh
  • Peso e misure: 86 grammi, 88 × 52 × 21 mm
  • Espansione: slot SD/MMC · niente Bluetooth, niente Wi-Fi, solo GSM 2G

L’N1 era più un concept che un prodotto finito. Venduto in poche migliaia di pezzi, quasi solo in Svezia. E i primi utenti non lo trattarono con guanti di velluto: le lamentele più diffuse parlavano di un telefono che si bloccava di continuo e che, nei casi peggiori, cancellava contatti, messaggi e dati. Non proprio la stabilità che ti aspetti da un telefono.

Eppure, sotto quel guscio imperfetto, c’era già tutto il DNA del futuro.

Neonode N1m (2005)

Un anno dopo arriva l’aggiornamento: il N1m. Stessa scocca, stessa filosofia, ma con qualche muscolo in più:

  • Fotocamera: salita a 1 megapixel
  • Multimediale: riproduzione di MP3, AAC, WMA, OGG e video WMV/MP4
  • Schermo e OS: invariati, 2,2″, Windows CE.NET custom
Neonode n1m
La mente nostalgica

Sembra un modello minore. E invece è proprio l’N1m che, anni dopo, diventerà protagonista di una battaglia legale contro il colosso più grande del mondo. Ma non anticipiamo — ci torniamo tra poco.

Neonode N2 (2007)

E poi c’è il capolavoro: il Neonode N2, annunciato a febbraio 2007 e in vendita dall’estate. Il modello più curato, più piccolo, più maturo.

  • Sistema operativo: Microsoft Windows Embedded CE 6.0 (nome in codice “Yamazaki“)
  • Interfaccia: Neno, tutta swipe e tap
  • Schermo: 2,0 pollici, 176 × 220 pixel, touch a infrarossi
  • Memoria: 64 MB RAM, 64 MB ROM · espansione miniSD
  • Fotocamera: circa 2 megapixel
  • Batteria: 820 mAh · ~4 ore di conversazione, ~8 giorni in standby
  • Peso e misure: 70 grammi, 77 × 47 × 14,7 mm
  • Connettività: GSM quad-band, GPRS, Bluetooth — ma niente 3G e niente Wi-Fi
  • Prezzo: circa 450 euro
Neonode n2
La mente nostalgica

La Neonode lo vendeva come il telefono touchscreen più piccolo del mondo. E stava tutto nel palmo di una mano. Apri la scocca per inserire la SIM e non vedi quasi nulla: niente circuiti a vista, tutto compresso dietro il display. Un piccolo miracolo di miniaturizzazione. Le recensioni tecniche se ne innamorarono.

Sulla carta, la Neonode aveva vinto 

Il sistema operativo: un alieno con il cuore Windows

Qui c’è un dettaglio che pochi conoscono, e che vale la pena raccontare.

Quell’interfaccia futuristica, tutta gesti e scorrimenti, sembrava provenire da un altro pianeta. Ma sotto girava un sistema operativo Microsoft: Windows CE  nel caso dell’N2, Windows Embedded CE 6.0.

Tradotto: sotto la buccia aliena, il Neonode era essenzialmente un piccolo PDA con funzioni da telefono aggiunte sopra. Questo aveva due facce. Da un lato, apriva la porta agli sviluppatori esterni, che in teoria potevano scrivere software per il dispositivo. Dall’altro, Windows CE era una piattaforma pensata per palmari e apparecchi industriali, potente ma ingombrante, non certo leggera e ottimizzata come i sistemi che di lì a poco avrebbero definito lo smartphone moderno.

La Neonode aveva avuto un’intuizione di interfaccia geniale… costruita però su fondamenta che appartenevano già al passato.

I difetti che l’hanno condannata

Perché un telefono così avanti sui tempi è finito nel dimenticatoio? Non per un solo motivo, ma per un accumulo di problemi.

1. Lo schermo, troppo piccolo e a bassa risoluzione. Due pollici e 176 × 220 pixel andavano bene per una rubrica, molto meno per navigare o guardare contenuti. E la cornice di sensori a infrarossi impediva di ingrandire il display senza ingrandire tutto il telefono.

2. Niente 3G, niente Wi-Fi. Proprio mentre il mondo iniziava a mettere Internet in tasca, il Neonode restava legato al lento GPRS. Per un dispositivo che si vendeva come “multimediale”, era un limite pesante.

3. La batteria non si poteva sostituire. Era integrata nella scocca posteriore: a batteria esausta, dovevi di fatto cambiare tutto il retro del telefono. Un incubo per la durata nel tempo.

4. Una curva di apprendimento ripida. L’interfaccia a swipe, all’inizio, spiazzava: era facile perdersi tra le zone invisibili dello schermo. Ci volevano giorni per farci la mano — e la gente, al negozio, ha pochi minuti.

5. Il prezzo e il marchio. Circa 450 euro per un telefono di un’azienda che quasi nessuno conosceva, senza rete di assistenza, senza marketing da colosso. Una scommessa che pochi erano disposti a fare.

6. E il difetto più grande di tutti: aveva puntato sulla direzione sbagliata.

Il Muro, la caduta

Nel giugno 2007, mentre la Neonode celebra il “più piccolo possibile”, dall’altra parte dell’oceano Apple lancia l’iPhone. E l’iPhone va nella direzione opposta: schermo grande, vetro luminoso, tutto lo spazio per guardare, leggere, navigare.

Il mercato scelse in fretta. La gente non voleva schermi più piccoli. Li voleva più grandi.

Il 9 dicembre 2008, la Neonode dichiara bancarotta.

Fine della favola. O almeno, così sembrava.

La rinascita (in altre vesti)

Perché Thomas Eriksson fa ripartire subito l’azienda, ma con un piano opposto. Basta costruire telefoni. La nuova Neonode diventa un’azienda che vende la propria tecnologia agli altri: il suo touch a infrarossi finisce dentro gli e-reader di Sony e in altri dispositivi. Da produttore, a licenziatario di brevetti.

E poi arriva il colpo di scena più bello di tutta la storia.

Ricordi lo swipe per sbloccare? Quando Apple, anni dopo, difende in tribunale il suo brevetto sullo “slide-to-unlock” facendo causa a Samsung e Motorola, gli avvocati della difesa tirano fuori un’arma micidiale: il vecchio Neonode N1faceva quel gesto prima. Diventa una delle prove chiave di “prior art”, cioè la dimostrazione che l’idea non era di Apple.

n Germania, la Corte Federale arriva a dichiarare non valido il brevetto slide-to-unlock di Apple proprio perché non era abbastanza originale. Il piccolo telefono fallito era diventato la pietra tombale su una delle rivendicazioni più famose di Cupertino.

Nel 2020 la Neonode passa all’attacco e cita in giudizio Apple stessa, per gesti come lo swipe di sblocco e la digitazione a scorrimento. Una piccola azienda svedese contro il colosso da mille miliardi.

Il finale, però, è amaro: nel 2026 Apple ottiene una sentenza che invalida il brevetto chiave della Neonode. Anche in tribunale, arrivare per primi non è bastato.

Dove sono oggi? Neonode esiste ancora?

E oggi? La Neonode esiste ancora. È quotata al Nasdaq, ha sede a Stoccolma… e si è reinventata un’altra volta. Il vecchio touch è stato messo in soffitta, e adesso l’azienda punta tutto sull’automotive: software che, tramite telecamere, monitora l’attenzione e la stanchezza di chi guida , proprio mentre l’Europa rende obbligatori questi sistemi.

Da telefoni impossibili, a occhi elettronici dentro le automobili.

La Neonode aveva inventato il futuro. Il touch senza tasti. Lo swipe per sbloccare. Il telefono tutto-schermo. Aveva le idee giuste, prima di chiunque altro.

Aveva solo due difetti: era arrivata troppo presto, e aveva scommesso sulla dimensione sbagliata nel momento sbagliato