C’è il Mike Bongiorno ufficiale, quello dei record e dei programmi che hanno fatto la storia della TV. E poi c’è il Mike delle leggende: quello della signora Longari, dei due fustini, delle sfuriate ai concorrenti e delle scalate in elicottero per vendere grappa. È questo secondo Mike, forse ancora più del primo, ad essere rimasto conficcato nella memoria collettiva italiana. Ripercorriamo gaffe, curiosità e pubblicità del re del quiz, separando  la storia dal mito.

Le gaffe di Mike Bongiorno: tra realtà e leggenda

“Ahi ahi ahi, signora Longari…”

È la gaffe più famosa della televisione italiana, ed è quasi certamente una leggenda metropolitana. Secondo il racconto tramandato per decenni, durante Rischiatutto una concorrente, la signora Longari, avrebbe sbagliato una risposta di ornitologia e Mike avrebbe commentato con una frase involontariamente scivolosa passata alla storia. Il problema? Non esiste alcuna registrazione dell’episodio, e lo stesso Mike ha sempre smentito che sia mai avvenuto in quei termini. Poco importa: la frase è entrata nel linguaggio comune, si usa ancora oggi per commentare uno scivolone clamoroso, e nemmeno mezzo secolo di smentite è riuscito a scalfirla. È il caso perfetto di una gaffe più vera del vero: mai accaduta, eppure immortale.

La scalatrice e la capra

Altro classico del repertorio: l’intervista a un’alpinista in cui Mike, parlando di cadute in montagna, avrebbe prodotto un doppio senso involontario diventato leggendario. Anche qui le versioni si moltiplicano, le registrazioni non si trovano e i confini tra cronaca e barzelletta si sono dissolti da tempo. Ma il fatto stesso che agli italiani sembrasse perfettamente plausibile è la misura del personaggio: Mike era così genuinamente candido che qualsiasi strafalcione gli si poteva cucire addosso.

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Le gaffe vere: geografia, stizza e “Si vergogni!”

Se le due gaffe più celebri sono probabilmente apocrife, il repertorio autentico è comunque sterminato. Domande lette male, nomi storpiati, strafalcioni geografici e culturali in diretta, e soprattutto le sue reazioni con i concorrenti impreparati: il tono si faceva improvvisamente severo, arrivava il rimprovero in diretta, il celebre “Si vergogni!”, e il pubblico a casa andava in visibilio. Mike non recitava: si indignava davvero, con la serietà di un maestro di scuola d’altri tempi. Ed era proprio quella totale mancanza di ironia su se stesso a renderlo, paradossalmente, comicissimo. Umberto Eco lo aveva capito già nel 1961: il segreto di Mike era essere esattamente ciò che sembrava.

Curiosità su Mike Bongiorno che (forse) non conosci

  • Fu una staffetta partigiana. Prima di diventare il volto della TV, il giovane Mike collaborò con la Resistenza tra Italia e Svizzera. Arrestato, passò per il carcere di San Vittore e finì deportato a Mauthausen, da cui uscì grazie a uno scambio di prigionieri. Un capitolo drammatico che raccontava malvolentieri.
  • Allegria! nacque quasi per caso. L’esclamazione che divenne il suo marchio di fabbrica era un intercalare spontaneo, usato per caricare il pubblico in studio. Divenne così identificativa che oggi è praticamente il suo sinonimo.
  • Era un vero uomo di montagna. Sciatore e appassionato di alpinismo, non fingeva negli spot in alta quota: la montagna era la sua vera passione, insieme al mare e alla caccia. Non a caso trascorreva le vacanze tra le vette e Saint Vincent.
  • Il rito scaramantico delle corna. Altro gesto entrato nel mito: le corna scaramantiche fatte in diretta, con tanto di smorfia, diventate un tormentone ripreso in mille imitazioni.
  • Tre lauree honoris causa e zero diplomi da attore. Mike ha sempre rivendicato di non essere un artista ma un “presentatore”, quasi con orgoglio sindacale: il suo mestiere era fare le domande, e nessuno lo ha mai fatto così a lungo.
  • Il furto della salma. Nel gennaio 2011 la sua bara venne rubata dal cimitero di Dagnente, sul Lago Maggiore, e ritrovata solo dopo settimane. Un epilogo surreale degno di una sceneggiatura, che riportò Mike in prima pagina anche dopo la morte. Oggi riposa nel mausoleo di famiglia ad Arona

Mike Bongiorno e la pubblicità: il primo testimonial della TV italiana

Se c’è un campo in cui Mike è stato letteralmente il pioniere assoluto, è la pubblicità televisiva. Il 3 febbraio 1957, quando la Rai manda in onda il primo storico Carosello, tra gli sketch della puntata inaugurale c’è proprio lui: nella rubrica “Un personaggio per voi” intervista un’avvocatessa e presenta i prodotti L’Oréal, marchio che aveva già promosso in radio. Per questo molti storici della pubblicità lo considerano il primo testimonial della storia della TV italiana: prima ancora che esistesse la parola, Mike già lo era.

Dash e i due fustini: il tormentone dei tormentoni

A metà anni Sessanta viene scelto come volto di un nuovo detersivo: è l’inizio del sodalizio con Dash, destinato a durare decenni e a generare uno dei meccanismi pubblicitari più famosi di sempre. Mike che si presenta alla porta delle massaie proponendo lo scambio: due fustini di un’altra marca contro uno di Dash. E la risposta, sempre quella, sempre trionfale: no, il fustino di Dash non si cambia. “Più bianco non si può” e i due fustini rifiutati sono entrati nel lessico italiano al punto che ancora oggi “ti do due fustini” è una battuta comprensibile a chiunque abbia più di quarant’anni.

Grappa Bocchino: Mike sulle vette

Dal 1974 arriva l’altra campagna cult: la Grappa Bocchino Sigillo Nero. Mike in tenuta alpina, calato in elicottero sulle vette più celebri d’Italia, Cervino, Monte Rosa, Monte Bianco, con piccozza, ramponi e il suo tono solenne e rassicurante a garantire la qualità del distillato. Nessun effetto speciale, nessuna furbizia: solo Mike, la montagna e la grappa. Un immaginario così potente che quegli spot vengono ancora oggi citati come esempio da manuale di comunicazione basata sulla credibilità del testimonial.

Telemike: le televendite come spettacolo

Negli anni Ottanta, con Telemike, Mike porta la pubblicità dentro il programma: le sue televendite in diretta, enciclopedie, pellicce, materassi, oggetti d’ogni tipo, sono condotte con la stessa serietà istituzionale delle domande del quiz, e proprio per questo risultano irresistibili. È il Mike venditore, erede di quel ragazzo che ai tempi della radio abbinava la propria fotografia alle saponette per smaltire il magazzino: il commercio, per lui, non è mai stato un peccato ma un mestiere.

Gli spot TIM con Fiorello: l’ultima consacrazione

Il cerchio si chiude negli anni Duemila con gli spot TIM in coppia con Fiorello: l’imitatore e l’imitato fianco a fianco, in una serie di siparietti che divertono l’Italia intera e regalano a Mike, ormai ultraottantenne, una popolarità nuova presso i ragazzini. Da primo testimonial della storia a icona pop autoironica: cinquant’anni di pubblicità italiana passano, letteralmente, attraverso la stessa faccia.

L’eredità: perché ridiamo ancora con Mike

Gaffe vere o presunte, fustini, grappe d’alta quota e “Allegria!”: tutto questo materiale, che ai tempi sembrava semplice folklore televisivo, è diventato il carburante della memoria pop italiana. Nei meme, nelle imitazioni, nei modi di dire, Mike Bongiorno continua a lavorare anche oggi. E c’è da scommettere che, ovunque sia, stia ancora rimproverando qualcuno che non sa la risposta.