Alcuni giochi che restano nella memoria collettiva per la qualità del level design, per la colonna sonora o per un protagonista destinato a diventare un’icona. Uno di questi è proprio Pepsimen che, però, è entrato nella storia per motivi completamente diversi.

Pepsiman, uno dei giochi più assurdi mai pubblicati su Playstation

Un uomo argentato in tuta aderente che corre senza sosta per le strade americane consegnando lattine di Pepsi, inseguito da camion, cani, api e persino da una gigantesca lattina rotolante. Nessuno lo aveva chiesto, nessuno se lo aspettava, e proprio per questo la community retro non lo ha mai dimenticato.

La notizia di queste ore è che il gioco ha ricevuto una ricompilazione statica orientata a WebAssembly, il che significa che oggi è possibile giocarlo direttamente dentro una finestra del browser, senza installare emulatori, senza configurare plugin, senza smanettare con file di sistema. Basta aprire una pagina web.

La storia del gioco

Per capire da dove arriva Pepsiman bisogna tornare al 1996, quando Pepsi Giappone lancia una campagna pubblicitaria costruita attorno a un supereroe originale, un personaggio silenzioso in tuta metallizzata il cui unico scopo nella vita è portare Pepsi a chi ne ha bisogno. Il design viene affidato a Travis Charest, disegnatore di fumetti americano, e il risultato conquista immediatamente il pubblico giapponese.

Gli spot diventano virali molto prima che esistesse il concetto di virale, con il personaggio che si sacrifica ripetutamente, viene investito, schiacciato, travolto, e sempre con lo stesso stoicismo.

Il passaggio al videogioco arriva nel 1999. Lo sviluppo viene affidato a KID, studio noto soprattutto per le sue visual novel, e il gioco esce in Giappone il 4 marzo 1999 su PlayStation, pubblicato dallo stesso KID. Il budget è ridotto all’osso, e questo dettaglio ha conseguenze curiose sul prodotto finale. Le sequenze in live action tra un livello e l’altro, in cui un uomo americano seduto sul divano beve Pepsi guardando la televisione, nascono proprio dalla necessità di riempire il gioco con contenuti a basso costo. L’attore era Mike Butters, e quelle scene surreali sono diventate col tempo una delle parti più ricordate dell’intera esperienza.

Il team di sviluppo

Nel team di sviluppo c’era anche un giovane appena assunto, Kotaro Uchikoshi, che si occupò dei modelli per le scene di intermezzo. Era il suo primo lavoro nell’industria, era stato assunto per pianificare adattamenti di giochi da tavolo, e finì invece dentro un progetto già avviato su un supereroe pubblicitario. Anni più tardi sarebbe diventato uno degli autori più rispettati del panorama delle visual novel, con la serie Zero Escape e con AI: The Somnium Files.

Il gameplay è essenziale e per questo funziona. Pepsiman corre in automatico, il giocatore può soltanto saltare, scattare e spostarsi lateralmente per evitare ostacoli, raccogliendo lattine sparse lungo il percorso. Le recensioni dell’epoca lo paragonarono a Crash Bandicoot, in particolare alle sezioni con la telecamera alle spalle, e a classici arcade come Metro-Cross e Paperboy. Il giudizio ricorrente era quello di un titolo semplice ma onesto, venduto a un prezzo contenuto. Secondo lo stesso Uchikoshi, comunque, il gioco non vendette molto.

Pepsiman Playstation

Su quali piattaforme è uscito

Qui la risposta è più breve di quanto molti immaginino. Pepsiman è uscito ufficialmente su una sola piattaforma, la prima PlayStation, e in un solo mercato, il Giappone. Un editore americano valutò l’acquisizione dei diritti per una pubblicazione negli Stati Uniti, ma l’operazione non si concretizzò mai e il gioco rimase un’esclusiva giapponese. Curiosamente, i testi e il doppiaggio sono in inglese, cosa che ha reso il titolo perfettamente accessibile ai giocatori occidentali che negli anni lo hanno importato o scoperto per altre vie.

Non esistono conversioni ufficiali per Sega Saturn, Nintendo 64, PC o console successive, e non è mai stato ripubblicato sui negozi digitali di Sony. Tutto ciò che gira oggi su altri dispositivi, dagli handheld cinesi ai mini PC, passa per l’emulazione PlayStation o, da adesso, per questa nuova ricompilazione web.

Come funziona la ricompilazione e dove giocarci

Il progetto non è un semplice emulatore online. La differenza e vale la pena spiegarla, perché è la stessa tecnica che negli ultimi anni ha portato a risultati con titoli come Zelda Majora’s Mask o Perfect Dark. Un emulatore riproduce il comportamento dell’hardware originale, interpretando le istruzioni della macchina bersaglio a runtime. La ricompilazione statica, invece, prende il codice macchina originale e lo traduce in codice nativo per la piattaforma di destinazione, in questo caso WebAssembly, ottenendo prestazioni molto più vicine a quelle di un porting vero e proprio.

Il risultato pratico è che Pepsiman non gira semplicemente in una scatola virtuale, ma diventa a tutti gli effetti un’applicazione web. E come ogni porting che si rispetti, guadagna funzionalità che l’originale non aveva mai avuto. La più visibile è il supporto al formato 16:9, che libera il gioco dai bordi neri e lo adatta finalmente agli schermi moderni. A questa si aggiunge un pannello di opzioni con diverse migliorie di qualità della vita, assenti nella versione del 1999 semplicemente perché nel 1999 nessuno pensava a queste cose.

C’è però un aspetto importante da chiarire. Il progetto non distribuisce il gioco. Per avviarlo serve caricare una copia dell’immagine disco ottenuta legalmente, secondo lo stesso modello adottato dagli altri progetti di ricompilazione. È una scelta obbligata dal punto di vista legale, e va detto che nel caso di Pepsiman, beh è una  questione  particolarmente delicata, perché il titolo non è mai stato ripubblicato in digitale e reperirne una copia oggi significa rivolgersi al mercato dell’usato giapponese.

Ecco qui, ci siamo. Il Link per giocarci è proprio qui -) PEPSIMAN ONLINE.

Il progetto è disponibile ma richiede una immagine iso o bin del gioco per farlo partire. Insomma, un po’ di pazienza ma vale una prova, se non altro per rivedere quell’uomo argentato finire dentro un bidone della spazzatura con la dignità di un vero supereroe.